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| L'ultimo saluto ad un vescovo amico |
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Caro Cesar, chissà se oggi qualcuno aprirà la tua casella di posta elettronica, per cinque anni “terreno” di tante confidenze, di condivisione di sogni, di speranze, ma anche di paure … di richieste, di offerte … di un amicizia per la quale non ho mai smesso di ringraziare il Signore. Il mio ultimo pensiero vuole essere quello dei tanti volontari scesi a Tonj in questi anni, della gente che hai incontrato a Rogno (BG) quando hai celebrato quella Messa per ricordare quel grande amico comune che è stato Padre Jhon Lee. Spaesati e increduli abbiamo appreso in tarda mattinata la notizia della tua morte, avvenuta poche ore fa mentre celebravi la Messa nel ricordo della Beata Vergine del Carmelo. Le agenzie di stampa parlano di un malore improvviso durante le parole della Consacrazione … e così Dio ha voluto manifestarti il suo amore di Padre proprio nel momento in cui con le tue mani e la tua voce rendevi presente Gesù in quella terra martoriata consacrando il pane e il vino. Nel mio cuore e nel cuore dei volontari che ti hanno conosciuto resterai sempre quel vescovo sui generis, apprezzato e stimato per le sue grandi doti relazionali, per la sua estrema semplicità che a volte generava in noi imbarazzo. Chi avrebbe mai pensato che avremmo potuto dare del “tu” ad un vescovo, o vedere un vescovo in braghe corte o in camicia mentre guardava e lavorava al motore di una macchina, mentre zappava il giardino … Nessuno di noi si è mai sentito straniero nella tua Rumbek. Nessuno di noi si è mai sentito solo, abbandonato … sei stato straordinariamente nostro papà per i pochi o tanti giorni che abbiamo passato in Sud Sudan, fin dal momento in cui con molta premura arrivavi in aeroporto e ci venivi incontro per preservarci dalle perquisizioni dei militari, ma soprattutto per darci il benvenuto, per stringere le nostre mani spesso tremanti per le emozioni e la paura … a casa tua (chiamarla episcopio non ce la faccio!) ci siamo sempre sentiti a nostro agio. Chi si scorderà mai quei bicchieri di acqua più o meno fresca che ci hai offerto come sollievo e antidoto a temperature insopportabili? Dietro la tua morte c’è un mistero come dietro la morte di ciascuno di noi … Dio ti ha voluto a sé dopo una settimana dalla proclamazione dell’indipendenza del Sud Sudan, paese al quale hai consacrato il tuo servizio di prete e di vescovo per trent’anni. Ha voluto che insieme al popolo sudanese potessi vedere quel giorno, ha voluto spremerti fino in fondo per questa causa … non ha voluto risparmiarti le fatiche di questo lungo processo di libertà e di dignità, non ha voluto risparmiarti quelle lacrime dettate dalla compassione per questi suoi figli consegnati al tuo ministero come non ha voluto risparmiarti le lacrime di gioia di quel 9 luglio, giorno che ha fatto storia, giorno che ha finalmente portato pace e libertà ad un popolo stremato e senza speranza. Oggi, come premio a quei servi buoni e fedeli, lui ti ha chiamato a sé per farti riposare, per darti ristoro e dirti grazie per il tuo impegno a favore dei poveri e degli ultimi. Grazie non te lo dice solo Lui. Grazie te lo diciamo anche tutti noi che abbiamo avuto l’onore di conoscerti. Grazie Cesar … grazie Monsignore per averci aiutato a capire i poveri, a scoprire il loro tesoro. Grazie per tutto il bene che ci hai regalato. Grazie per la tua amicizia, per la tua parola sempre rassicurante e carica di speranza … grazie per il tuo animo troppo buono, per la tua determinatezza. Grazie per averci fatto capire che i poveri esistono e hanno bisogno anche del nostro impegno e del nostro aiuto. E infine concedimi di dirti grazie per quel Crisma che hai voluto consacrare e riservare per la mia ordinazione. Il cerimoniere ha detto che non era profumato come quello conservato nel duomo di Parma, ma per me ha aveva un profumo e un fascino del tutto particolare. Sono prete e le mie mani sono state unte con il Crisma di Rumbek, con quell’olio su cui l’amico vescovo ha invocato la presenza dello Spirito di Dio. Chiedi a Dio, ora che godi della sua visione beatifiche che quest’olio continui a profumare le mie mani. Chiedi al Capo che ogni volta che guardo le mie mani mi faccia ricordare da dove è arrivato quell’olio che le ha consacrate da qui all’eternità … chiedigli che le mie mani possano servire quei poveri che nello scorso giovedì santo hanno voluto portare sull’altare quell’olio. Dal cielo guardaci e proteggici. Continua ad essere pastore di Rumbek e del Sud Sudan in questo periodo difficile. Concediti un po’ di riposo, ma non troppo perché noi, perché la tua diocesi, i tuoi poveri hanno ancora bisogno di te, del tuo sorriso, della tua pacatezza, della tua semplicità … hanno ancora bisogno di quel vescovo amico che con voce tranquilla e serena non si è mai stancato di diffondere speranza e fiducia in quel Padre che ama ciascuno di noi con un amore unico. Ciao Cesar … io e i volontari di Tonj non ti dimenticheremo mai. Cerca di fare lo stesso! Don Omar
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