CARI AMICI RAZZISTI…

 

Cari amici che su Facebook vi dichiarate razzisti … ma in realtà non lo siete.
Sfogliando distrattamente Facebook, cosa che in Italia non faccio mai, in cerca di qualche notizia tra i miei numerosi contatti, ho scoperto che in Italia si sta davvero bene. Se le uniche notizie che meritano attenzione sono gli immigrati che si aggirano nudi sulle spiagge o che fanno il bagno in qualche fontana più o meno artistica della capitale … siamo davvero fortunati!
Di proposito poi servito di soffermarmi su tutte quelle comunicazioni e commenti che riguardano la vita politica. Solo quando la politica ricomincerà ad essere una ‘nobile arte’ a servizio del ben-essere dell’uomo mi lascerò di nuovo coinvolgere. Non m’interessa e non mi entusiasma il dibattito politico italiano; mi innervosiscono solo alcuni atteggiamenti, a partire dalla difesa spudorata di alcuni privilegi fino ad arrivare al populismo da quattro soldi e privo di anima ostentato da chi pensa di poter facilmente, con qualche proclama o condanna, intortare l’italiano medio rubandogli consenso, voto e di conseguenza la libertà di pensare e di esprimersi … e di italiani caduti in questa trappola ne vedo molti, anche tra i miei contatti di Facebook.
Facile così arrivare a conclusioni affrettate, facile così diventare razzisti, intolleranti o peggio ancora indifferenti e menefreghisti. L’indifferenza mi spaventa, non il razzismo.
Non sono schierato politicamente e non m’interessa esserlo, sono solo preoccupato del fatto che sembra che l’italiano medio abbia perso il gusto di pensare, di riflettere e di interrogarsi. Facile condannare, a volte anche a me capita di farlo, molto più difficile capire e agire di conseguenza. Non sono a favore di un’immigrazione incontrollata. Capisco tutto il disagio del nostro Bel Paese ormai messo alle corde da un fenomeno a cui nessuno vuole mettere testa, mani e cuore. Non mi lascio incantare da lettere commoventi o da testimonianze di “salvatori” che portano l’uniforme di un’Organizzazione Non Governativa, che s’immolano sull’altare dell’eroismo e poi non ci dicono dei loro stipendi, del loro tenore di vita. Penso di non rivelare nulla di segreto dicendo che il 70% dei fondi che queste organizzazioni ricevono dalle nostre tasche serve a pagare gli stipendi dei loro
collaboratori e solo una piccola fetta diventa aiuto concreto a chi ne ha bisogno, dopo aver contribuito anche alla causa dell’ennesimo funzionario corrotto. Permettetemi lo sfogo ma vorrei farvi parlare con Mariam, una delle nostre donne addetta alle pulizie dell’ospedale che ha sei figli da mantenere insieme ad un marito alcolista, di cui non è l’unica moglie.
Per il suo impegno il suo salario mensile è pari a circa 80 dollari. Non gli bastano e per questo è sempre disponibile a fare gli straordinari o ad offrire aiuto per la coltivazione dell’orto, la pulizia della casa o della chiesa … La sua collega che ha lo stesso tipo di contratto e di impegni e lavora per un’ONG, di dollari ne prende 300. Non ho problemi a confessare la difficoltà di trovare un chirurgo per il nostro ospedale. Lo cerchiamo da tre anni, ma tutti preferiscono lavorare con le Organizzazioni Non Governative dove lo stipendio di un medico si aggira sui 6.000 dollari al mese più il contributo per il cibo e trasferta, cifre assolutamente impossibili alla nostra associazione. Non voglio proseguire nella polemica perché diventerebbe davvero pesante, ma dove sono tutti quei vaccini per i quali ci viene chiesta un’offerta in qualsiasi posto andiamo o per i quali firmiamo petizioni sollecitati poi sempre a lasciare un’offerta per i bambini poveri dell’Africa?
Mi piacerebbe dire ai miei amici che ormai stanno diventando razzisti, anche perché con tutto quello i media ci dicono e ci mostrano non si può fare diversamente, di provare a fermarsi una manciata di secondi e chiedersi una cosa sola: perché? Perché tanti immigrati? Perché non se ne stanno o non tornano al loro Paese? Gli unici stranieri che ci piacciono e non ci danno problemi sono i giocatori di calcio ai quali paghiamo cifre paurose con le quali potremmo, se investite in modo diverso, salvare davvero la situazione di molti Paesi e quindi persone africane. Sempre su Facebook uno dei miei allievi, stranamente capace ed interessato alla “bestia nera”, la matematica, faceva un conto semplicissimo su uno stipendio di un giocatore appena comprato al calcio mercato.
30.000.000 di euro all’anno quindi quasi 600.000 euro alla settimana! E penso non sia nemmeno il più pagato. Perché a lui? Perché con questi soldi non costruiamo 100 ospedali in Africa e qualche scuola? Forse la gente non scapperebbe visto che lasciare la propria casa e scappare penso non piaccia proprio a nessuno!
Perché scappano? A noi qualcosa hanno detto i ragazzi della scuola. Appena torno in Italia e qualcuno lo fa per me perché non so da che parte iniziare, metterò su Facebook il video di questa ragazza sedicenne o giù di lì che sotto forma di poesia da lei scritta e recitata in occasione della festa di chiusura dell’anno scolastico urla la sua paura a vivere in questa società, perché qui lei è già fortunata perché nessuno l’ha ancora comprata. Non è ancora moglie anche se molte sue amiche lo sono già da alcuni anni. Lei è fortunata perché alla sua età può ancora andare a scuola e imparare e giocare. Può ancora sognare fino a quando un uomo decisamente più grande di lei la comprerà per un cospicuo numero di mucche e allora inizierà la sua avventura di moglie di un uomo poligamo destinata a mettere al mondo tutti i figli che potrà fino a quando un’emorragia durante il parto, o la malaria, o l’AIDS la porteranno via da questa terra per sempre. Ditelo a lei che non ha diritto a sognare una vita migliore. Raccontate a lei delle ONG, dei calciatori del campionato italiano. Ditele che esiste un mondo dove la gente sposa quando vuole chi vuole, o meglio chi pensa di amare, oppure può anche fare la scelta di non
sposarsi. Se avete il coraggio ditele che i mariti amano le proprie mogli, le rispettano, condividono con loro gioie, preoccupazioni, sogni. Ditele che una gravidanza si può programmare e che un bambino è frutto dell’amore. Raccontatele come sono i matrimoni da noi: ditele che non ci sono mucche dalle lunghe corna e che una ragazza vale più di trenta mucche.
Provate un attimo a non scrivere nulla su Facebook e a stare in silenzio. Solo qualche secondo. Se fate le cose bene vi assicuro che il grido di questa gente lo sentite anche a distanza di oltre cinquemila Km. È un urlo forte e potente quanto la loro disperazione. Non deve scandalizzarci chi fa il bagno nudo in una fontana. Non è sicuramente una cosa da fare e poi diciamocelo chiaramente, se lo avesse fatto una donna, magari carina, non ci saremmo sicuramente scandalizzati, anzi avremmo addirittura applaudito declamando l’ardire e il coraggio con impresse nella nostra testa le sue curve rivelateci dai media.
Deve però scandalizzarci il fatto che a sole poche ore di viaggio in aereo da Malpensa c’è un modo di cui nessuno ci parla mai ed è un mondo insanguinato da conflitti militari, etnici e religiosi. La gente che da qui fugge e arriva in Italia, scappa dal colera, dalla carestia, da massacri compiuti con quelle armi che i bianchi vendono loro (l’anno scorso l’Italia ha esportato armi per un valore di quattordici miliardi di euro). Vivo qualche mese della mia vita in Sud Sudan da ormai undici anni. Il Sud Sudan è lo stato più giovane del mondo, ma qui la situazione è davvero drammatica e si fa fatica a trovare le parole per descriverla. La popolazione da quasi settant’anni, dai tempi della liberazione dell’imperialismo inglese, non conosce tempi di pace e l’ultima guerra civile ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga. Ma purtroppo non è l’unico Paese in ginocchio, anche se tutti tacciono preferendo riferire altro. In Somalia da oltre trent’anni si sta combattendo una sanguinosa guerra civile e i rifugiati sono ormai milioni. In Sudan le cose non stanno meglio. Il dittatore è in guerra da anni contro il popolo che abita i monti Kordofan, i Nuba, il popolo martire di questa terra e contro le etnie del Darfur. L’Eritrea è governata da uno dei regimi più oppressivi al mondo, il Centrafrica continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. La Libia è ormai diventata uno stato dove tutti sono contro tutti, a partire da quella nostra maledetta lotta contro Gheddafi. In Somalia, in Sud Sudan, in Kenya e in Ciad è in atto la peggior crisi alimentare degli ultimi cinquant’anni.
Potrei continuare a lungo citando il Ciad, il Mali e la Nigeria dove i potenti gruppi jihadisti stanno tentando di dare vita ad un Califfato dell’Africa nera.
 
I ragazzi della scuola, o meglio i ragazzi fortunati perché hanno la possibilità di frequentare una scuola, ci hanno raccontato la loro Africa insieme ai loro sogni. Qui a Tonj l’agricoltura è inesistente. Si muore di fame e coltivare i campi potrebbe essere un’ottima soluzione ma per farlo mancano i mezzi. Mancano gli attrezzi per coltivare, i trattori e il carburante per farli funzionare. Per inciso, qui il carburante costa quasi tre dollari al litro, quasi il doppio che da noi. Non ci sono strade e questo rende impossibile il commercio. Ci sono malattie come la lebbra, la poliomielite e piaghe come l’alcolismo che è causa di molti incidenti soprattutto tra i giovani e distrugge intere famiglie. Non ci sono medicinali e i pochi che arrivano sono di pessima qualità e di costi inaccessibili.
I ragazzi della ‘scuola primaria’ ci hanno raccontato un’Africa che non è quella che sta dietro le storie dei giocatori di calcio o dei grandi atleti kenioti o sud africani, ma quella del dramma dei profughi, dei ragazzi abbandonati o venduti dalle famiglie anche solo per un sacco di grano. Quell’Africa che non ha le zanzariere e quindi muore sotto le punture degli insetti che veicolano la malaria, che non riesce a superare le differenze etniche, che avrebbe invece bisogno di pace e di educazione, che avrebbe bisogno di ospedali e scuole, di politici non corrotti.
Lo sentite questo grido? Di fronte a questo non si può non prendere posizioni.
Cari amici razzisti che sognate un’Italia senza profughi allora datevi da fare. Anziché scrivere che siete disgustati da questo fenomeno, scrivete per dare voce a questo popolo che non vuole invadere il nostro Bel Paese, ma che ha solo bisogno di pace, di scuole e di ospedali, e perché no, di qualcuno di buona volontà che faccia la scelta di un’immigrazione al contrario, che venga qui a vedere la bellezza di questa terra e ad aiutare a trasformare i problemi in opportunità.
Date voce all’Africa e vi assicuro che starete meglio, sarete più sereni, meno incattiviti.
Don Omar
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