ASPETTANDO PAPA FRANCESCO… IN GINOCCHIO

Papa Francesco, al termine della catechesi sulla speranza cristiana, il 22 febbraio 2017 aveva dato voce al Sud Sudan dove “un conflitto fratricida si unisce ad una grave crisi alimentare che colpisce la regione del Corno d’Africa e che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini”. Il Papa aveva poi aggiunto con quella grinta che contraddistingue la sua persona, che “è necessario l’impegno di tutti, un impegno concreto che non si limiti solo a dichiarazioni”. Pochi giorni dopo, a sorpresa aveva manifestato anche il suo desiderio di visitare personalmente questo Paese insieme all’arcivescovo anglicano Welby. La sua voce ha portato così agli orecchi di tutto il mondo il dramma muto di questo popolo.

“Il viaggio del Papa in Sud Sudan non sarà nel 2017”. Questa è la notizia che il portavoce vaticano ha reso nota lo scorso 30 maggio. Francesco non verrà, ma qui la gente lo aspettava davvero; qui nessuno si è rassegnato di fronte a questa notizia. Qui tutti, cristiani cattolici, protestanti, anglicani, ma anche mussulmani e animisti continuano a sperare nell’arrivo del Papa che secondo indiscrezioni poteva avvenire nel prossimo agosto, quindi tra pochi giorni, prima della visita in Colombia fissata per settembre o forse poco dopo ma che probabilmente avverrà nel 2018.

Francesco, nella chiesa anglicana di All Saints in Roma, aveva parlato della situazione “molto brutta” di un popolo che vuole la pace, ma questa situazione molto brutta è diventata negli ultimi mesi tragica con il peggioramento del contesto politico e l’acuirsi degli scontri ripresi in diverse zone del Paese che hanno provocato una rottura del cessate il fuoco e una grave crisi umanitaria che ha impedito il compiersi di questo viaggio.

La Chiesa vuole Francesco per dire insieme a lui basta armi, basta stupri e basta morti. Qui tutti sono convinti che il giorno in cui arriverà il Papa ci sarà un accordo tra le parti in conflitto per un cessate il fuoco e la sua incolumità sarà preservata.

Francesco non è arrivato in Sud Sudan ma ha finanziato tre progetti nel campo sanitario, educativo ed agricolo per un totale di mezzo milioni di dollari. La donazione sicuramente non basterà a risolvere il dramma di questa popolazione piagata da stragi contro civili, devastazioni di villaggi per motivi etnici, da abusi sessuali su donne e bambini – questi ultimi uccisi anche per il traffico di organi -, da epidemie di colera e malnutrizione. Il gesto del Papa serve a dimostrare a questa gente che non è abbandonata dal mondo.

I soldi di Francesco diventeranno farmaci per gli ospedali comboniani di Wau e  Nzara, borse di studio di due anni per far ottenere agli studenti il diploma di insegnanti di scuola primaria, acquisto di sementi, attrezzi agricoli e per l’allevamento di bestiame per 2.500 famiglie.

 

Morire di fame. E’ un’espressione che usiamo tutti i giorni con leggerezza senza mai soffermarci a pensare che in qualche parte del mondo “morire di fame” non è un semplice modo di dire, ma è la terribile realtà nella quale vivono milioni di persone.

In Africa, in Sud Sudan, a Tonj si muore veramente di fame. Le statistiche dicono che in Sud Sudan il 40% della popolazione è a rischio di morire di fame; 100.000 persone devono affrontare una grave situazione di fame e quasi 5 milioni stanno soffrendo l’insicurezza alimentare. Tra questi i bambini affetti da malnutrizione acuta sono 1 milione, mentre 250.000 rischiano di morire di fame se non si interverrà al più presto. Questi bambini li vediamo ogni giorno fuori dal nostro “ambulatorio” dei malnutriti, una delle nostre “ultime invenzioni”. I bambini dagli 0 ai 4 anni vengono, accompagnati dalle loro mamme, o da fratelli e sorelle più grandi al dispensario, dove vengono pesati, registrati e dove viene distribuito loro cibo iperproteico. Sono circa 300 i bambini malnutriti iscritti a questo servizio.

I pochi che hanno le forze per camminare e giocare, ci corrono incontro ogni mattina. La parola d’ordine è: “Maria biscuit”. Bastano queste due semplici parole per aprire il cuore di Maria, che ormai da 9 anni è compagna di avventure estive a Tonj che subito inizia a distribuire chili di biscotti regalatici durante la raccolta alimentare alla SIMPLY di Boario da tante persone che si sono dimostrate sensibili al nostro appello.

Questi bambini vivevano già in condizioni precarie prima dell’arrivo della carestia; molti di loro non hanno mai visto una scuola e hanno vissuto tra violenze, povertà e condizioni igienico sanitarie indicibili sin dalla loro nascita.

Per non parlare del dramma dei bambini soldato: in Sud Sudan si stima che dal 2013 ad oggi i ragazzi costretti ad imbracciare le armi ammontino a circa 17.000, senza contare quelli rapiti dai gruppi armati di cui si è persa ogni traccia.

Lo scrivo con il pianto negli occhi, ma sembra che questa tragedia sia destinata solo a peggiorare con l’affacciarsi di fenomeni coma la siccità ed epidemia come il colera, situazioni che ogni giorno vediamo con i nostri occhi e tocchiamo con mano, anche se ci dicono che nei villaggi più lontani e isolati le cose vanno decisamente peggio.

Questo è il Sud Sudan che aspetta Francesco … in ginocchio.

Grazie a Dio la carità è tanta. Tante persone danno voce e mani alla Provvidenza in situazioni non facili, dovendo anche subire la “concorrenza” delle Organizzazioni non Governative che hanno soldi perché li prendono dagli Stati, Dall’Unione Europea e da Fondazioni bancarie e non dalla generosità dei privati come la nostra piccola associazione, pagano stipendi più alti dei nostri “rubandoci” il personale che a suon di sacrifici abbiamo cresciuto e formato, hanno più agevolazioni all’interno del sistema statale ed economico, hanno meno difficoltà a coinvolgere nei loro progetti personale espatriato che pagano profumatamente … ma pazienza! L’importante è darsi da fare per salvare le troppe persone che rischiano di morire.

Sono convinto di una cosa, che bisogna farlo subito!

Anche noi in ginocchio aspettiamo il Papa!

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